Uno dei presidenti di calcio giovanile degli anni Sessanta e Settanta molto preparato, intelligente, capace, con una visone del calcio manageriale, fu, sicuramente, Rocco Di Guardo dell’Interclub, una società emergente in pochi anni nonostante la grande concorrenza di Katane, Palestro, Cappuccini e Trinità.
Rocco Di Guardo parlava molto poco, era amico di tutti, ma non dava mai confidenza. Mi chiamava “dutturennu” con tono dimesso, ma di sicuro effetto, tanto che quando parlavo con lui dovevo misurare le parole. La sua prima squadra mi pare nel 1967 partecipava ai campionati del CSI di Filippo Gagliano, li vinceva tutti senza ostacoli, ma in molti sorridevano perché il CSI era un torneo per chi non sapeva giocare a calcio. Sicuramente non era così, ma il buon Rocco non se lo fece dire due volte e cominciò a programmare un’attività calcistica nella FIGC durata 30 anni.
La prima cosa che fece fu costruire un campo di calcio, quasi regolamentare, come aveva fatto la Trinità con
Sembra incredibile, ma quel giorno c’ero anch’io per un’intervista al settimanale
Ma l’invidia è una brutta bestia e ci furono parecchi scontri verbali tra i tanti dirigenti che si vedevano sorpassati da questa nuova squadra. Tanto che Interclub-Katane fu affidata a Santo Fassari (arbitro di serie C); Palestro-Interclub a Maccaronello; e Catania-Interclub, addirittura all’arbitro di serie B Domenico Tempio.
Insomma, l’Interclub era diventato il nemico numero uno. Poi Di Guardo con il suo fare di persona molto intelligente, vincendo anche alcuni titoli provinciali e regionali, e cedendo giocatori fortissimi al Catania Calcio, i vari Ansaldi, zio Turi Nicolosi, Petraliti, Fassari, Tringale, Viscuso, Pistorio fecero amicizia con Rocco Di Guardo e tutto l’ambiente di via Duca d’Aosta ne trasse tanti vantaggi. Vi ricordo che per 20 anni in questo campo ogni maledetta domenica c’erano 500-700 persone che assistevano a queste bellissime partite e, alcune volte, gli arbitri venivano contestati duramente, ma, per fortuna, il gestore del campo era il buon Raciti, l’amico di tutti; come il buon Calanna a Nesima; Ponduro e Viscuso a Fontanarossa e padre Musumeci a Zia Lisa.
E se all’epoca ci fossero stati i procuratori in una sola domenica avrebbe potuto far firmare 20-30 contratti di lusso!
Insomma, ma quale è stata l’arma vincente di Rocco Di Guardo? Senza dubbio il suo braccio destro Pippo Cappello, che cominciò a cambiare tutti gli allenamenti dei giovani calciatori; poi il “vecio” De Luca che stava con i ragazzi ogni giorno ad allenarli senza tregua, poi l’allenatore Auteri e Amata che non conobbi mai.
Una cosa è certa. Con l’avvento di Salvatore Coco, nuovo presidente del Catania Calcio, l’Interclub divenne il vivaio rossazzurro con Papale, Chiavaro, Strano, Angelozzi, Battaglia, Lizzio, Giuseppe Giuffrida, Cisca, Vassallo, ed altri. Nel concorso di miglior giocatore juniores, organizzato da
Sotera andò alla Roma, grazie a Ciccio Calcagno, ma l’invidia e la gelosia di Roberto Pruzzo tapparono le ali a Sotera, oggi affermato team manager dell’Inter…
Insomma, l’Interclub di Rocco Di Guardo è stata una delle società di calcio giovanile più organizzata, perché non solo aveva un campo proprio, ma il buon Cappello si era inventato due palestre ben fornite vicino gli spogliatoi, una “ bouvette” fornita di sali minerali, fosfati e vitamine, che per tutti gli altri erano sostanze dopanti! Non era così, Cappello, impiegato Fiat, uomo di grande pregio, un signore nato, aveva dato l’anima per l’Interclub , ma è scomparso troppo presto per poter scrivere su di lui qualche riga in più.
Penso che un sogno così non ritorni mai più, l’ Interclub è stata il simbolo di un’intera generazione di ragazzi ben educati, forti fisicamente, intelligenti e capaci di grandi prodezze.
Poi la scomparsa di Rocco Di Guardo fu un duro colpo per il calcio giovanile catanese. Un grande presidente, una storia, il nerazzurro di chi amava Sarti; Burghich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso. All. Helenio Herrera. In Coppa dei Campioni giocava centravanti Peirò. E vi pare poco?
Nella foto dell'indimenticabile Gianni D’Agata una delle tante formazioni dell’ Interclub con De Luca allenatore, elaborata a colori da Gemini, IA, e supervisore Andrea Calareso










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