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C’era una volta un bel chiosco, oggi non più. A Catania il chiosco ha sempre avuo un fascino particolare: una tappa fondamentale per i catanesi e soprattutto i turisti. In estate poi, diventa meta gettonatissima.
Ricordo che nell’estate del 1965 era bellissimo andare al chiosco del sig. Costa di piazza Santo Spirito a bere un seltz, limone e sale, oppure uno sciampagnino! Il motivo era molto semplice: insieme a un nugolo di scapigliati del tempo (tutti amici) dovevamo andare a giocare una partita di calcio al campo del Villaggio Goretti, quasi sempre alle 16 e si partiva con la “500” del nostro allenatore.
Il chiosco era un appuntamento da non mancare mai, altrimenti con l’autobus n. 24 dell’AMT rischiavi di arrivare in ritardo.
Al chiosco il sig. Costa con trenta lire ci preparava le bevande: un sorriso e un augurio di vincere la partita.
Qualcuno lo prendeva in giro: “Mi dissi u… sig. Costa, mi rassi na costa, quanto costa costa, altrimenti viene il sig. Costa e ci abballa sulla costa…!”.
Insomma si rideva con pococ, era un scherzo molto simpatico, ma a volte affiorava la tensione!
Comunque il chiosco di piazza Santo Spirito era un ritrovo di noi “play boy” , o, anche , “latin lover”… Insomma, il calcio e le ragazze erano le due cose più importanti in quel periodo indimenticabile della vita!
Bene, il chiosco, dunque. Era anche il ritrovo dei vecchietti da Giammona in piazza Umberto. Si parlava soprattutto di teatro, perché Aldo Mangiù, Santi Consoli, Jano Jacobello, Aldo Marselli, ma anche Turi Ferro, Pippo Pattavina ed altri, dopo aver recitato, si recavano da Giammona per un Tamarindo, un Completo, un Mandarino e Limone. Insomma, chi voleva trascorre una mezzoretta in simpatica compagnia, anche alle 2 di notte, il chiosco era il luogo ideale, perchè sempre aperto.
Simile il discorso per chi andava ad assistere all'ultimo spettaclo al cinema: piazza Umberto (oggi piazza Angelo Majorana) era una tappa obbligatoria, dove ci si incontrava con gli amici (al tempo non esistevano i telefonini) e si trascorrevano anche ore e ore a parlare del più e del meno.
Ma il chiosco domenicale più frequentato u tempo era quello in piazza Spedini (allo stadio Cibali) per bere un caffè alle 14 in punto: in sostanza mezzora prima del calcio d'inizio della partita del Catania. Persone comuni, giornalisti, allenatori, arbitri, vigili urbani, vigili del fuoco, poliziotti, ed anche forse, il Questore, si riunivano in quell’angoletto, prospettando mirabili partite dei rossazzurri, immaginando caterve di gol e sperando comunque sempre nella buona sorte.
Il barman degli Anni Settanta era un fenomeno: ancora oggi mi chiedo come faceva 100, 200 caffè in mezzora? Era un miracolo! Eppure non ci fu mai un litigio, una parola in più, anche perché ogni tanto venivano gli uomini politici del Comune a farsi notare in doppiopetto blu e scarpe bianche. Ma erano altri tempi, indimenticabili.
Oggi prendere una bibita in un chiosco a Catania è un rischio: si può essere scambiati con personaggi poco limpidi. Oggi il chiosco è diventato “mordi e fuggi”, non c'è più quel fascino di un tempo, della “raggiante Catania” come cantava Carmen Consoli.
Eppure migliaia di persone non rinunciano mai ad una bella bibita fresca. Non possiamo fare a meno di fermarci in piazza Borgo per un limone-limone. Oggi peraltro c'è un problema economico. Prima del “boom” turistico della nostra città una bibita costava 120 lire, poi 160, e infine 200 lire.
Bene, ma con l'adozione dell’euro lo stesso prodotto, un po’ d'acqua seltz con aggiunta di pochissima miscela e mezzo limone spremuto, oggi ha prezzi diversificati che ho constatato di persona: 1,30 – 1,50 – 1,80 euro: lo stesso prodotto in tre posti diversi! Incredibile, ma
vero. Qualcuno ci specula.
Così quando vediamo un chiosco chiuso per una settimana, perché frequentato da alcuni pregiudicati, rimaniamo allibiti e malinconici ! Come è stato possibile in 60 anni assistere a una trasformazione in peggio della nostra meravigliosa Catania? Qualcuno dirà che al peggio non c’è fine e non si può vivere di illusioni. Rassegniamoci, la nostra società oggi è questa; ma lo sciampagnino freddo al punto giusto che mi offriva l'indimenticato Gianni D’Agata alla Fiera (piazza Carlo Alberto) rimarrà indelebile nella mia mente…Beh, sì, solo chi ha provato queste sensazioni mi capisce.










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