di Alfio Franco Vinci
Nel 2013, anno della staffetta fra i Governi Monti/Letta, sotto la seconda Presidenza di Giorgio Napolitano, il parlamento italiano, chiaramente molto sensibile alla pressione dei Sindacati dei lavoratori, recepisce una direttiva europea ancora più stringente rispetto al problema dell’inquinamento, punto di forza della continua pressione del Sindacato sulla azienda ILVA di Taranto.
Di lavoro non si può morire;
Aggiungerei: ”Non si può e non si deve“, ma l’ILVA è la più grande acciaieria d’Europa.
Non si può e non si deve, ma gli abitanti di Taranto, con un referendum popolare che in molti hanno silenziato ed archiviato, non la pensa così, pur chiedendo garanzie; l’esito infatti ha sconfessato l’iniziativa sindacale.
Gli effetti di quell’ultima direttiva, non tardano a farsi sentire.
La magistratura applica le Leggi e i regolamenti che il legislatore le fornisce, ed il legislatore molto spesso è più attento alle richieste dei sostenitori piuttosto che alle esigenze della Nazione.
E così, dí sentenza in sentenza, civile e penale si arriva al 2019, e poi al 2022, governi CONTE e DRAGHI, e la Corte di Giustizia Europea suona il “de profundis“ alle acciaierie più grandi d’Europa .
In realtà senza colpo ferire, un po’ perché afflitti dal complesso dei parenti poveri, un po’ perché incapaci di contrastare l’aspettative dí altre Nazioni mitteleuropee in campo siderurgico , gli italiani di fatto non si difendono nelle aule di giustizia europee.
E arriviamo alla sentenza di Milano, definitiva, con l'obbligo di chiusura degli impianti a caldo, entro il 28 settembre.
Il Governo si sta impegnando, ma deve regolarsi con gli strumenti di cui dispone.
Intanto partono i primi 2.500 licenziamenti, e altrettanti verosimilmente dal 1 ottobre.
Il ministro delle Imprese (il catanese Urso) ha convocato le imprese italiane del settore per tentare una cordata,
Ma il presidente di Federacciai ha obbiettato: ”Chi comprerebbe un ristorante sapendo di non poter usare la cucina”?
Questo è uno dei frutti avvelenati di una politica incapace di guardare al domani, e che, proterviamente si ripropone per il futuro.
Non possono non tornare alla mente le parole di De Gasperi:” UNO STATISTA DEVE GUARDARE ALLE PROSSIME GENERAZIONI E NON ALLE PROSSIME ELEZIONI “, o più semplicemente, quelle di mia madre: ”CHI È CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA SE STESSO “.










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