
Il calcio è lo sport più bello del mondo, lo sanno tutti. E la dimostrazione chiara e lineare è stata la partita Atletico Catania 1994 Viagrande–Leonzio 2-1. Vi spiego il perché. Nel primo tempo (inguardabile…) le due squadre si sono affrontate con piglio cagnesco con la moda dell’Atletico della difesa a cinque (!) giungendo in alcuni casi fino all’infatuazione (anche se in tribuna c’erano impugnatori di tale schieramento), imparata dai trattatisti della new generation; mentre nella Leonzio gli scambi si esercitavano per innumerevoli vie oltre alle due più importanti il lancio lungo ed il fallo tattico.
Bene: quarantacinque minuti di noia assoluta, con un notevole contributo di questo o quel giocatore con qualche sporadica comparsa ai limite dell’area di rigore. Accanto a questo non-gioco troviamo pause intermedie di scontri fisici al limite, peculiarità tecniche fra l’alternanza di passaggi ottimi a giochi puerili di Terza Categoria. Bene, questo il primo tempo.
Il ceo Franco Proto, con il fido Carmelo Seminara al fianco, non desinava critiche a questo e quello, perché un fine conoscitore di trame calcistiche come lui non poteva accettare uno squallido 0 a 0 frutto di approssimati passaggetti, tocchi inutili e senza senso, colpetti al pallone di interno, o controlli aerei poco concreti. E portieri inoperosi.
Ma nel secondo tempo il Dio Pallone stravolge la partita: calcio di rigore per l’Atletico: batte Carra e avete presente Gigi Riva? Ebbene segna meglio del grande calciatore del Cagliari. Bellissimo, incredibile. Bravo Carra. Ma nella Leonzio entra in campo il folletto nero Killiade che tutto sa, da solo stravolge e mette in ambasce la difesa atletista, tanto che per fermarlo bisogna buttarlo per terra con un intervento, che sembrava inutile, ma il rigore c’era. Batte, in modo meraviglioso il bravo Di Stefano, che alla Rivera fa l’1 a 1! E sembraava che la partita fosse finita con tanto di banale titolo: “Pari di rigore”.
Pazzesco, un mondo nuovo. Il costo del biglietto è pagato bene. Perchè non è finita, perché la Leonzio ha capito che può vincere la partita. I giallorossoblù sono stanchi e si
difendono alla men peggio, la partita sta per finire. Attaccano i leontini con la forza di un leone, arretrano sulla torre tutti in modo scomposto, ma all’improvviso un fulmine squarcia il sereno: è il giovane Cristian Privitera (classe 2008, nella foto in alto) dell’Atletico che su un angolo dei bianconeri recupera palla al limite della sua area, supera un avversario e si “auto lancia” si mette a correre verso l’area avversaria inseguito disperatamente da Tornatore: ben 70 metri al galoppo, una furia, una sorta di Maradona in piccolo: scatta, e s’invola nell’area di rigore della Leonzio: esce il portiere alla disperata e Privitera lo fa secco con un magnifico diagonale! 2 a 1 e tutti a casa…
Il calcio è bello per questo. Vinta una partita sporca come si dice adesso. I padroni di casa hanno mirato soprattutto a rompere certi vieti pregiudizi calcistici e a rendere il loro gioco separato in diversi moduli, magari senza una filosofia pregiudiziale, ma l’allenatore Bognanni, sensibilissimo alla moda del <new deal> da Arrigo Sacchi ai nostri giorni, ha ottenuto il suo scopo: vincere e vinceremo. Ma, non sempre sarà così! Vero Franco?
Atletico Catania Viagrande 1994: Di Martino, Sottile (76’ Privitera), Zanella, Motta, Longo, Foti, Kanga (80’ Pastore) , Di Grazia, Gomes, Lorefice, Carra (67’ Adelfio). All. Bognanni.
Leonzio: Testagrossa, Bonaccorso (Labas), Parisi, Tornatore, Di Pietro, Sequenzia, Manganaro, Di Stefano, Coria, Librizzi (Killiade). Kirakossian. All. Calvaruso.
Arbitro: Butera di Barcellona Pozzo di Gotto.
Reti: al 60’ Carra su rigore, al 72’ Distefano su rigore, al 94’ Privitera
Foto Santi Zappalà










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