di Alfio Franco Vinci
La scienza certifica che con l’avanzare degli anni il cervello subisce cambiamenti naturali che rallentano l’apprendimento ed il recupero delle informazioni.
Cioè i vecchi hanno difficoltà, per esempio, ad apprendere la digitalizzazione, o a recuperare le informazioni, cioè perdono la memoria.
E’ un processo fisiologico, e quindi naturale, non una malattia.
Agli anziani infatti, proprio per l’alto rischio di commettere errori, raramente viene rinnovata la patente di guida dopo una certa età; e quando commetti un errore alla guida e’difficile correggerlo a posteriori , perché a volte i danni prodotti sono insanabili.
Ciò premesso, l’ISTAT, l’istituto cui affidiamo il recupero e l’utilizzo dei dati per certificare l’andamento dei conti dello Stato, lo scorso 9 luglio ha compiuto 100 anni.
Se fosse un uomo non avrebbe più la patente, proprio per i rischi connessi col recupero dei dati e del loro utilizzo. Pur non essendo per mia natura un complottista, tuttavia qualcosa non quadra;
Infatti dal 2020 al 2024, per quattro anni consecutivi, l’ISTAT ha SBAGLIATO IN PEIUS i dati relativi alla crescita del PIL italiano, facendo con ciò piovere sul bagnato.
Le correzioni effettuate a posteriori hanno ed hanno avuto, un mero valore storico, perché i dati, una volta pubblicati, hanno prodotto un danno, a volte gravissimo.
In particolare la certificazione di quest’anno ci ha bloccato all’interno di una procedura di infrazione per deficit eccessivo (3,07% ) rispetto al PIL, sulla quale pesano non poche perplessità, e non solo politiche.
Sembrerebbe che i numeri siano addirittura al di sotto del 3%, ma ovviamente senza l’imprimatur pubblico.
E allora forse è il caso di controllare la data di rilascio della patente del centenario, per il principio del “QUI CUSTODIET CUSTODES IPSOS" e anche per evitare il passaggio dell’Amleto “C’è del marcio in Danimarca“, haimè a danno fatto...










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