16 Ottobre 2022
Catania e la vulnerabilità sismica: torpore sulla prevenzone

L’Informazione Raccontata tratta con l’ingegnere Luigi Bosco il delicato tema della prevenzione sismica in Sicilia e in particolare a Catania

Catania è la città che potrebbe generare il maggior numero di vittme in caso di terremoto

Sempre più spesso sembra che la prevenzione sismica venga trascurata e ogni tentativo di richiamare l’attenzione su questa importante tematica viene liquidato facilmente dalle solite risposte sulla mancanza di fondi. È di questi giorni infatti la notizia della sentenza immorale sul terremoto di magnitudo 5.8 della scala Richter a L’Aquila nella notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009 che ha causato 309 morti, 1500 feriti e 10 miliardi di danni. L’ingegnere Luigi Bosco, già presidente dell’ordine provinciale degli ingegneri ed ex assessore alle infrastrutture, introduce l’aromento ricordando il violento terremoto che ha colpito Catania nel 1693: di magnitudo 7.4, sembra essere stato il terremoto di maggiore entità nella storia del territorio italiano. Il sisma colpì anche Siracusa e Ragusa, con gravi danni fino a Palermo oltre che Messina, generando uno tsunami che si abbattè su tutta la costa ionica con onde alte fino a 8 metri, causando oltre 60.000 morti, di cui 16.000 nella sola Catania che ai tempi contava 20.000 abitanti. Lo sciame sismico si protrasse per i due anni seguenti e la faglia Ibleo-Maltese che l’ha generato è ancora in grado di causare danni, in quanto i terremoti hanno un periodo di ritorno di circa 300-500 anni: ad oggi ne sono passati 329 e il pericolo è reale.
L’ingegnere Bosco ribadisce i timori: “La Sicilia orientale e Catania sono a rischio sismico più elevato rispetto al resto d’Italia per due motivi principali: la presenza della faglia che entra nel periodo di potenziale riattivazione e il ritardo nella dichiarazione di Catania come zona sismica che avvenne solo nel 1981. L’80% degli edifici fu costruito senza prevenzione sismica e non sono progettati per resistere ai terremoti, ciò include anche ospedali, scuole e palazzi d’interesse pubblico.
Al giorno d’oggi esistono molte tecniche in continua evoluzione che consentono un’adeguata protezione sotto il profilo sismico ma a Catania queste sono state utilizzate solo dalla metà degli anni ’80”. Prendendo in prestito le parole di Kofi Annan ex segretario dell’ONU: “La cultura della prevenzione richiede un grande statista, perchè le spese si affrontano oggi ma i benefici saranno delle generazioni future”.

Catania e l’indagine su 30 scuole finita in un…cassetto

L’ingegnere mette poi al corrente delle soluzioni che ha proposto quando era assessore: “Bisognerebbe innanzitutto suddividere gli edifici in pubblici e privati: per i primi si dovrebbe, tramite indagini sui materiali e modellazioni al computer, stabilire se e a quali terremoti gli edifici sono in grado di resistere, stilare una scala di pericolosità e cominciare a mettere in sicurezza quelli più fragili. È un percorso molto lungo ma se non si comincia non si arriva mai. Non si è fatto nessuno sforzo per trovare i fondi ed iniziare questa sistemazione. Per quanto riguarda gli edifici privati c’è bisogno di una campagna di informazione sui rischi corsi dai cittadini che sarebbero altrimenti restii a far mettere mano alla propria abitazione data anche la pesantezza dei lavori. Sono necessari bonus e agevolazioni, mentre in realtà la politica è fallimentare e nulla è stato fatto a riguardo in questi anni”. Quando l’ing. Bosco era assessore ha predisposto e ottenuto che si facessero delle indagini sulla resistenza di 30 plessi scolastici a Catania, purtroppo i documenti così ottenuti non hanno avuto sviluppo e anzichè di essere seguiti dalla cosiddetta “verifica di vulnerabilità” che avrebbe permesso di calcolare quali sono gli edifici che potrebbero crollare anche con scosse lievi, sono stati messi nel cassetto.

Prevenzione? Servono statisti e non gente prestata alla politica

Questo ci fa capire che è necessario l’impiego di statisti competenti e non di gente “prestata alla politica” che non conosce il tema delicato di cui si sta parlando, ovvero la prevenzione giornaliera.
L’ingegnere Bosco ammonisce: “Non è un’operazione che è possibile svolgere dall’oggi al domani; richiede lungimiranza, non sappiamo quando potrà esserci il prossimo terremoto, sappiamo solo che prima o poi ci sarà. La prevenzione sismica non riguarda però solo gli edifici ma anche l’urbanistica, non si fa abbastanza nemmeno in ambito di protezione civile, basti guardare il traffico caotico che si forma nella città di Catania in caso di pioggia, figurarsi durante un sisma”. È fondamentale eliminare gli inutili dibattiti politici di fronte ad un’urgenza del genere perchè Catania è soggetta anche a rischi di natura idro-geologica e vulcanica oltre che sismica: infatti lo stesso canale di gronda di Catania, necessita di completamento e di integrazioni per prevenire disastri simili a quelli che sono accaduti in questo periodo un anno fa, a seguito del devastante primo ciclone mediterraneo, che per fortuna ha solo lambito il nostro territorio . Una nota positiva è che sono già disponibili i finanziamenti per costruire il collettore B, che dovrebbe raccogliere tutte le acque provenienti dalla zona industriale di Misterbianco e della zona ovest della città . L’ennesimo monito è chiaro: “non intervenire nell’emergenza, ma prevenirla”.

Enzo Orazio Alberelli