Catania, i diritti calpestati dei disabili

P po Il mondo della disabilità negli ultimi anni, sia per la pandemia da Covid ma soprattutto per una disaffezione diffusa da parte della politica a Catania, ci ha riportati indietro di un decennio.

Parlando di mobilità sostenibile, gli ultimi provvedimenti ci hanno visto sempre più limitare la possibilità di muoverci liberamente e senza troppi limiti. Sici riferiamo proprio alle persone con disabilità, persone che fanno parte integrante di questa società, che fanno parte di questo mondo e non di un mondo a parte, sono sempre più esclusi dalla vita sociale e lavorativa, con tutti i vincoli disposti dall’ultima amministrazione di questa città, anziché procedere con i controlli scoraggiando chi illegalmente utilizza i pass disabili e chi usufruisce di stalli personalizzati in zone ad alta intensità di traffico garantendosi un posto riservato con la copertura di un parente con patologie gravi motorie ed anziano che magari non si sposta mai di casa.

Tutto questo ha danneggiato e continua a danneggiare chi ha necessità di muoversi liberamente ed in maniera facilitata per lavoro e/o semplicemente per una vita di relazioni sociali, tempo libero, ecc…. Questo è un diritto acquisito da anni, ma a Catania vengono cancellati con le disposizioni dirigenziali e da una politica cieca e sorda.

Ma veniamo al dunque, in data 13/05/2022 è statoemesso il provvedimento dirigenziale n.05/122 che predispone l’attivazione del sistema dei varchi elettronici per il controllo degli accessi all’area pedonale delle vie v. Emanuele (angolo piazza Duomo), via Etnea e Michele Rapisarda. Periodo di pre-esercizio – adeguamento delle procedure per il rilascio e l’utilizzo delle autorizzazioni di accesso, oggi operativo.

L’art. 11 del D.P.R. n. 503/1996, stabilisce che:

Circolazione e sosta dei veicoli al servizio di persone disabili

1.  Alle persone detentrici del contrassegno di cui all’art. 12 viene consentita, dalle autorità competenti, la circolazione e la sosta del veicolo al loro specifico servizio, purché ciò non costituisca grave intralcio al traffico, nel caso di sospensione o limitazione della circolazione per motivi di sicurezza pubblica, di pubblico interesse o per esigenze di carattere militare, ovvero quando siano stati stabiliti obblighi o divieti di carattere permanente o temporaneo, oppure quando sia stata vietata o limitata la sosta.

2. Le facilitazioni possono essere subordinate alla osservanza di eventuali motivate condizioni e cautele.

3. La circolazione e la sosta sono consentite nelle «zone a traffico limitato» e «nelle aree pedonali urbane», così come definite dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, qualora sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità.

4. Per i percorsi preferenziali o le corsie preferenziali riservati oltre che ai mezzi di trasporto pubblico collettivo anche ai taxi, la circolazione deve intendersi consentita anche ai veicoli al servizio di persone invalide detentrici dello speciale contrassegno di cui all’art. 12.

5. Nell’ambito dei parcheggi o delle attrezzature per la sosta, muniti di dispositivi di controllo della durata della sosta ovvero con custodia dei veicoli, devono essere riservati gratuitamente ai detentori del contrassegno almeno 1 posto ogni 50 o frazione di 50 posti disponibili.

6. I suddetti posti sono contrassegnati con il segnale di cui alla figura II 79/a art. 120 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495.

Pertanto, nel momento in cui è concesso l’accesso ai veicoli adibiti al trasporto pubblico, il soggetto disabile provvisto del relativo contrassegno speciale è legittimato a norma di legge (art. 11 del D.P.R. n. 503/1996) a circolare liberamente nelle zone a traffico limitato (ztl). Cassazione: sentenza n.21320/2017

Altri riferimenti utili:

Cass. sent. n. 17794/17 del 7.04.2017.
Cass. sent. n. 18351/2015.
Art. 188 Regolamento di esecuzione del CdS.
Art. 11 co. 4 D.P.R. 503/1996.
Artt. 11, c.1 e 3, e art. 12 D.P.R. 503/1996
Cass. sent. n. 21320 del 14.09.2017.
Art. 11 del Dpr n. 503/1996.
Cass. ord. n. 8226/22

Le persone con disabilità potranno dunque circolare in tutte le città italiane, e relative ZTL, con il proprio contrassegno.  L’obiettivo è sempre stato quello di semplificare, digitalizzare e ridurre prassi inutili: anche così si migliora la qualità della vita, si tutelano i diritti e si realizza una effettiva inclusione.

Con l’ordinanza in commento si supera, senza speranza di definitività purtroppo, l’obbligo di comunicazione preventiva o successiva del transito in un Comune diverso da quello di rilascio agli uffici comunali o di Polizia Locale, prassi tuttora esistente che comunque non può avere l’effetto di rendere illegittimo l’accesso effettuato dagli aventi diritto, ma serve esclusivamente ad evitare di comminare sanzioni a soggetti legittimati all’accesso, secondo il principio recato da Cass. SC 14.9.2017 n. 21320, considerando che il solo onere imposto è quello della regolare esposizione del permesso valido ritualmente rilasciato che, vale la pena rammentarlo, ha validità solo se la persona con disabilità è a bordo.

Scriviamo perché dopo due anni e mezzo di limitazioni causa Covid per tantissime persone con disabilità e le loro famiglie, è indispensabile che l’amministrazione rilanci, oltre che l’economia della nostra città, certamente indispensabile, anche una equa e giusta politica a favore delle persone con disabilità e delle fragilità sociali tutte, altrettanto indispensabile per una crescita socioculturale-economica della nostra amata Catania senza escludere nessuno, chiamasi INCLUSIONE SOCIALE.

Non sono solo i grandi temi che rendono alto il nome della nostra città, ma anche e soprattutto la capacità di accoglienza, la capacità di una società di farsi carico delle fragilità sociali. Solo allora possiamo definire una società, civile. Ma per ottenere questo è necessario mettere in atto tutte quelle sinergie, iniziative, progetti, formare la cittadinanza, per cambiare in positivo il volto di una società e diventare un modello di stato sociale.

Ci permettiamo di ricordare alcuni principi o modelli da attualizzare per un cambiamento atteso da decenni:

Il “welfare” e/o “benessere”: prestazioni rientranti nell’ambito della tutela della persona. In una società si attivano quando un cittadino cade in malattia, è vittima di infortunio, invalidità, ecc…
Le pari opportunità: sono un principio giuridico intesocome l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo, nonché le persone con disabilità.
Il principio di sussidiarietà, in diritto, è il principio secondo il quale, se un ente inferiore o intermedio è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione. Si è progressivamente affermato all’interno di uno Stato di diritto e nei vari ambiti della società moderna e contemporanea.

Ci siamo, quasi, abituati a sopportare passivamente il persistere di un atteggiamento superficiale e di indifferenza rispetto questi temi. Oggi non possiamo e non vogliamo più attendere di essere protagonisti e attori di un cambiamento atteso da molti anni che è necessario, urgente ed indispensabile.

“Adesso basta!

Con questo vogliamo riavviare la campagna di sensibilizzazione, per coinvolgere le istituzioni, gli amministratori, la politica, la cittadinanza, più al fare.

Con questo obiettivo, mi rivolgo a Lei, per chiedere di eliminare le limitazioni poste nelle aree sopracitate e riportate nella Determina Dirigenziale di cui sopra.

Tutto ciò, senza che le istituzioni considerano necessario un intervento programmatico urgente da fare per migliorare la qualità di vita per tutta la popolazione catanese e non, in particolare per le nuove generazioni, non è realizzabile.

Ogni giorno che passa è una opportunità in meno che noi, persone con disabilità o con ridotta mobilità, abbiamo di vivere liberi come tutti, di mancanza di rispetto civico, di privazione dei diritti essenziali di autonomia.

La disabilità così come tutti i grandi temi sociali riguarda tutti, non è un “privilegio” di una piccola parte della popolazione e trascurando questo argomento si trascura parte della nostra Costituzione

Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

In conclusione, chiediamo un intervento in tal senso, cioè l’abolizione delle limitazioni poste nelle aree sopracitate e riportate nella Determina Dirigenziale di cui prima, mostrando oltre che la volontà politica, anche la politica del fare, il livello di sensibilità e di rispetto “paritario”, a prescindere dalla nostra condizione, riconoscendo i normali diritti di cittadinanza; la nomina del Garante per i diritti delle persone con disabilità; un incontro finalizzato a comprendere la concretizzazione di quanto prima detto nonché una programmazione di interventi per il miglioramento della qualità della vita delle persone più fragili.

“Adesso basta! Io sto con loro”.

Aldo Ingrassia, Salvatore Mirabella, Giuseppe Garaffo