Economia circolare, “rivoluzione copernicana” per salvare il pianeta

Sensibilizzazione, mezzi e lavoro: sono tre elementi imprescindibili se ci si vuole approcciare alla questione rifiuti – problema a livello nazionale ma soprattutto regionale, se si guarda alla Sicilia – con la volontà di proporre soluzioni concrete. La soluzione per contribuire alla “guarigione” del nostro pianeta, invaso da quantità sempre maggiori di rifiuti di ogni genere, è quella di passare ad un modello di economia non più lineare, ma circolare. «Abbiamo iniziato già un processo che va verso il superamento del modello economico lineare – ha commentato Francesco Sicilia, direttore generale Unirima, nel corso dell’approfondimento a cura della redazione di Sicra Press “L’Ambiente è casa nostra” – L’idea è quella di fare in modo che tutto quello che produciamo vada ridotto in termini di produzione, quello che non può andare ridotto deve essere facilmente riutilizzabile e riciclabile, così da recuperare materie prime importanti per la nostra economia e che vadano a sostituirsi a materie prime ricavate da fonti vergini.  

«Si tratta di una rivoluzione copernicana – continua Sicilia – ci sono ancora tanti passi da fare, attualmente solo il 12% delle materie prime utilizzate per produrre nuovi beni vengono dal riciclo. Ci sono sicuramente settori d’eccellenza, come quello del recupero e riciclo della carta. In Italia siamo leader in questo settore, ma il processo è ancora lungo. La vera sfida è cambiare i modelli di produzione dei beni, perchè finchè questi rimangono ancorati al vecchio sistema economico, il passaggio ad un’economia circolare diventa sempre più complesso». 

Per quanto riguarda la regione Sicilia, siamo pronti ad avviare un processo di transizione verso l’economia circolare? A questa domanda ha risposto Benedetto D’Angelo, socio BE.DA s.r.l: «In Sicilia mancano ancora le strutture adeguate. Nelle città metropolitane siciliane attualmente viviamo ancora stati di emergenza, gli impianti non soddisfano le esigenze della comunità. Non per ultimo infatti si è richiesto di dover esportare fuori regione i nostri rifiuti, con conseguenti costi molto importanti. Dobbiamo poi far sì che migliori la raccolta differenziata, e per migliorare c’è bisogno delle strutture. La Sicilia è ancora sicuramente lontana dalle percentuali nazionali, bisogna poi fare anche un piano di comunicazione importante che possa spingere a differenziare le varie tipologie di rifiuto».

Una mancanza di volontà politica nell’attuazione di progetti che risolvano il problema rifiuti è spesso quello che impedisce ai problemi di venire risolti, «la volontà politica è fondamentale – sostiene D’Angelo – senza di questa non possiamo costruire nulla nè migliorare lo stato attuale della nostra regione. È la base, se il politico non aiuta il cittadino a migliorare lo stato attuale non succederà nulla». Anche Francesco Sicilia prosegue sulla stessa idea: «Ci deve essere una vera volontà politica nel cambiare i modelli di produzione, insieme alla collaborazione delle persone. È importante, non si può aspettare più, gli ultimi fenomeni avvenuti in Sicilia in seguito ai cambiamenti climatici ce ne hanno dato prova e questo le persone sembrano averlo capito, sembrano essere pronte, dovrebbe forse essere pronta anche la politica nel modificare certi processi».

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture europee, euroamericane ed orientali all’università degli studi di Catania e in Media, comunicazione digitale e giornalismo all’università La Sapienza di Roma. Il suo cuore è fatto di giornalismo, di culture, di cinema e di storie che vale la pena raccontare… perchè vivere una sola vita non basta. - svsicrapress@gmail.com -