3 Novembre 2022
Narcisismo istituzionale? Problema che coinvolge più ambiti

Narcisismo istituzionale, qualche velata critiche al neonato governo Meloni e le prime ammissioni di colpa sulla gestione della pandemia Covid-19, sono gli argomenti di cui si è discusso all’interno del format “Il Cappello di Archimede”: il format medico-scientifico di SicraPress (in onda su Etna Channel, canale 199, oltre che sui social) che continua a riscontrare un grande successo; nell’ultima puntata, ospiti in studio il professor Ignazio Vecchio neurologo e la professoressa Cristina Tornali, neurofisiatra e presidente dell’associazione italiana neuro-disabili.

Una problematica di cui non si parla ancora abbastanza

Cosa si intende di preciso quando si parla di narcisismo e di protagonismo istituzionale? Ce lo spiega la professoressa Tornali: “È considerata una patologia psichiatrica borderline, ovvero al limite fra il patologico e lo pseudo-normale. Prima però bisogna fare una distinzione tra istituzioni e politica. La politica serve a formare le istituzioni e, dopo aver fatto politica, il cittadino eletto deve accorgersi di essere diventato un servitore dello Stato e di dover mettere le sue competenze al servizio della società in cui vive. Quando questo non succede ci troviamo di fronte al cosiddetto narcisismo politico che consiste nell’utilizzare l’istituzione per mettere in evidenza la propria personalità e asservire altri al proprio narcisismo”.
Per il professore Vecchio non si tratta di una patologia e comincia dicendo che “È più una perdita esasperata del senso della misura, sarebbe opportuno depotenziare l’immagine del singolo e affidarla invece all’immagine dell’istituzione. In tutti gli ambiti c’è spazio solo per l’apparenza, il modo eccentrico di porsi e la fisicità sfrenata: il vero trasgressivo è il “normale”, chi comunica con sobrietà e rispetta le opinioni altrui. Stiamo assistendo al trionfo dell’io sull’idea: al giorno d’oggi i dibattiti non ruotano più attorno alle idee, ma attorno alle dichiarazioni dei singoli: oggi si parla sempre più del personaggio e non della carica istituzionale”.
Ma qual è la radice del narcisismo? È una condizione innata o si può presentare anche più avanti? “Possono succedere entrambe le cose” spiega la professoressa Tornali “una persona che viene sgridata eccessivamente dai propri educatori potrebbe sviluppare il narcisismo come atteggiamento di difesa. Il narcisista non ha argomentazioni interiori e punta tutto sull’esteriorità, non vede altro che sè stesso e non coglie il buono nelle persone, infatti è spesso aggressivo nei confronti degli altri. In realtà egli aggredisce per difendersi”.

Spostandoci poi a parlare delle tante polemiche nate intorno al giuramento del governo Meloni, l’opinione del prof. Vecchio al riguardo è decisa: “Mussolini era attaccato solo dal punto di vista delle idee politiche, senza colpirne la vita privata. Oggi invece nessuno contesta le idee politiche proposte, ma ci si concentra sulle relazioni personali, i viaggi fatti e le amicizie…”. Particolare attenzione ha poi attirato il confronto Meloni-Serracchiani, in cui quest’ultima afferma che “le donne stanno un passo dietro agli uomini.” la professoressa esclama: “Ciò che mi stupisce di più aldilà del colore politico è che questo sia un attacco di una donna a un’altra donna. Più che un passo indietro rispetto agli uomini qui si parla di molti passi avanti, perché per una donna è più difficile raggiungere una tale carica istituzionale e non solo: viene anche esposta a tantissime critiche che non sono state mai mosse ai suoi predecessori di sesso maschile.”
Ennesima discussione inutile e banale di questi giorni: tradurre le terminologie al femminile solo perché l’incarico è stato assegnato a una donna. Per Giorgia Meloni: “non è la terminologia a far grande una donna, le questioni di cui occuparsi sono ben altre e più concrete”. Il professor Vecchio ammonisce: “Questo dibattito evidenzia una grande ignoranza storica: basti pensare a tutte le regine e imperatrici della storia. La ‘sessizzazione’ dei compiti istituzionali è una manifestazione palese di provincialismo italiano. Trovo pietoso dover giudicare una persona sulla base del sesso, bisogna mettere alla prova le competenze e solo dopo decidere se qualcuno vada messo da parte o meno. Ad esempio, tanti non sanno che nel 1300 circa la Sicilia, nello specifico Catania, ha dato i natali alla prima donna ufficialmente medico della storia, la dottoressa Virdimura”.

Si chiude questo interessante dibattito accennando al Covid-19: in questi giorni sono infatti arrivate le prime ammissioni di colpa su come è stata gestita la pandemia, mentre alcuni morivano altri facevano affari milionari. Da un punto di vista medico la professoressa Tornali chiarisce: “La vigile attesa è stata un boomerang, perchè tutti i virus aprono la strada ai batteri e come si vede dalle autopsie del passato tutti i morti della febbre spagnola sono deceduti in realtà per colpa di una sovrinfezione batterica, è necessario che gli antibiotici vengano somministrati in tempo altrimenti non fanno più effetto. Quindi occhio agli studi del passato, perchè è solo grazie alla storia che possiamo fare ogni giorno nuove scoperte.”
In chiusura il prof. Vecchio aggiunge e sottolinea: “L’errore è stato credere che siccome i sintomi erano problemi respiratori, il problema potesse risolversi aumentando l’ossigenazione, mentre i decessi erano dovuti a complicanze trombo-emboliche. Questo errore è dovuto all’attenzione che si è data ai vari virologi quando in Italia abbiamo grandi clinici”.
Gli argomenti trattati alla fine si collegano, perchè anche in questo caso si è data più importanza al singolo individuo che ai settori di competenza: solo che stavolta il prezzo da pagare è stato molto più alto.

Enzo Orazio Alberelli