11 Gennaio 2023
Ozono: entro pochi decenni il “buco” potrebbe chiudersi

Un annuncio quasi storico quello dell’Onu. Il buco nello strato dell’ozono, uno dei più temuti pericoli per l’umanità, si sta richiudendo. Siamo su una buona – anzi ottima – strada, fanno presente le Nazioni Unite nel report pubblicato dal Segretariato del programma ambientale che si concentra proprio sull’ozono.

L’analisi dell’Onu

Entro il 2040 dovremmo tornare a una situazione stabile, mentre entro il 2045 lo strato di ozono sarà completamente ricreato sull’Artico. Per lo strato sull’Antartide dovremo aspettare invece il 2066. Tuttavia, fa notare l’analisi dell’Onu, se è vero che l’ozono nelle fasce più alte della stratosfera sta continuando a migliorare, è anche da segnalare che nelle fasce più basse non ha finora mostrato segni di recupero. Nonostante ci si aspettasse un miglioramento anche su questo fronte: segnale che ancora gli sforzi da mettere in campo non sono finiti.

Risale al 1985 la scoperta da parte degli scienziati di un buco nello strato dell’ozono

Si tratta di una parte sottile dell’atmosfera terrestre che però è fondamentale perché assorbe la maggior parte delle radiazioni ultraviolette provenienti dal Sole. Se non ci fosse, le stesse radiazioni potrebbero raggiungere la superficie terrestre e dunque noi, causando danni sia all’uomo sia agli altri esseri viventi, colpendo il Dna o provocando problemi come il cancro della pelle. I paesi del mondo hanno subito preso provvedimenti contro la minaccia ecologica.

In particolare si è deciso di interrompere l’utilizzo di sostanze chimiche nocive, come i colofluorocarburi, sostanze che si trovavano anche in alcuni elettrodomestici come i frigoriferi e i condizionatori d’aria. L’accordo risale a due anni dopo, il 1987, ed chiamato Protocollo di Montreal: l’hanno firmato 46 Paesi. Nei decenni successivi si è continuato ad agire su questo fronte e quasi il 99 per cento delle sostanze responsabili dell’impoverimento dello strato di ozono sono state eliminate.

Il buco dell’ozono sull’Antartide ha continuato ad espandersi fino al 2000, quando la sua superficie ha toccato i 28,4 milioni di km², un’area equivalente a quasi sette volte il territorio dell’UE.  Poi ha invertito la rotta, iniziando a chiudersi lentamente. Come detto, perché lo strato in questa posizione sia completamente ristabilito – e dunque riportato ai valore degli anni ’80 – dovremo aspettare il 2066. Ma già nel 2040 la situazione sarà tornata alla quasi normalità in tutte le altre zone.

Da notare che, se è vero che l’assottigliamento dello strato dell’ozono può creare un pericolo per gli esseri viventi sulla Terra, non è direttamente responsabile del cambiamento climatico. Anche se un collegamento c’è: alcune delle sostanze chimiche, che sono state bandite dal protocollo di Montreal, sono anche potenti gas a effetto serra. L’eliminazione delle sostanze stesse potrebbe aver dunque anche evitato fino a un grado di riscaldamento globale entro la metà del secolo.