13 Giugno 2022
Epidemie e Storia ci intimano che “non siamo invincibili”

Cosa lega il faraone Tutankamon alle moderne emergenze sanitarie? Perchè il detto ‘historia magistra vitae’ (la storia è maestra di vita) è attuale oggi più che mai? A questi interrogativi è stata data risposta attraverso riflessioni approfondite all’interno della rubrica medico-scientifica a cura della redazione di Sicra Press ‘Il cappello di Archimede’ insieme al neurologo Ignazio Vecchio e alla neurofisiatra e presidente dell’Associazione italiana neurodisabili Cristina Tornali.

Come è morto Tutankamon, il re bambino? «Pare che la morte del faraone – spiega il prof. Vecchio – sia dovuta a situazioni di tipo genetico: all’epoca erano ricorrenti i matrimoni tra fratello e sorella, allora il potenziamento della trasmissibilità di malattie genetiche avveniva in maniera notevole con il matrimonio tra consanguinei». Ma con il tempo è stato anche possibile scoprire che il faraone morì probabilmente anche a causa di complicanze dovute alla malaria; questa scoperta ha scatenato riflessioni che ancora oggi risuonano paragonate all’attualità, «faccio una piccola parentesi: noi stiamo lottando contro il covid, e se in storia della medicina vogliamo fare un confronto con l’antichità, scopriamo che le epidemie da malaria hanno sovvertito anche gli andamenti delle società. L’Oms ha dei dati in base ai quali i dati covid quasi ‘impallidiscono’ di fronte a quelli delle infezioni da malaria. Questo per sottolineare come oggi ci si affanni per combattere il covid, ma questa pandemia è stata l’ennesimo “revival” infettivo di un’umanità condannata a conviverci». Insomma, nulla di nuovo sotto il sole, la fragilità degli esseri umani di fronte al ripetersi di epidemie e disgrazie può invitarci a riflettere su quello che Vecchio definisce il nostro ‘senso di invincibilità’. «Basta un microrganismo per per mettere in ginocchio la specie umana. Con la medicina vanno quindi studiati e risolti i problemi della storia».

Ma dalla storia si impara? «La storia insegna moltissimo», precisa la prof.ssa Tornali, ma tiene ad aggiungere che «gli esseri umani non apprendono. La paleopatologia utilizza gli strumenti più moderni su reperti del passato allo scopo di studiare le malattie del futuro e trovare le soluzioni più moderne, fondamentale per la scienza. Per esempio ancora oggi la malaria, considerata una malattia tropicale, viene spesso misconosciuta. Una persona a me vicina morì di malaria perchè nessuno riuscì a diagnosticarla, veniva considerata una patologia a noi lontana. Dobbiamo stare quindi sempre attenti, ma senza fare allarmismi». Solo facendo tesoro di quanto avvenuto nel passato possiamo forse imparare e non farci trovare impreparati, ma il prof. Vecchio avverte: «Abbiamo un limite: le scoperte scientifiche non devono essere determinate da narcisismi personali. In Italia, consentitemi, trovo vergognoso che si finanzi il mondo del calcio con milioni e non si trovino risorse per potenziare ricerca e medicina».

Da Tutankamon ad oggi dunque, bisogna raccontare la storia per imparare come evolversi: «La storia è un viatico, è un percorso di espiazione. Un popolo che non conosce la propria storia è condannato a riviverla». E alle parole del prof. Vecchio fanno eco quelle della prof.ssa Tornali, che paragonando il modo di approcciarsi alla vita degli antichi egizi al nostro, riflette sulle fragilità psicologiche di cui sempre più individui sono vittime: «Il disagio odierno tra giovani e adulti è un problema della civiltà odierna, che si crede invincibile e immortale. Ma i virus, le guerre, ci ricordano della nostra mortalità. Oggi vogliamo tutto subito, e non vogliamo perdere nulla. Cosa dire ai giovani? arricchitevi, studiate, siate sempre curiosi». Una civiltà in cui c’è posto per storia, scienza ed educazione è quindi una civiltà migliore, che non ripete gli errori del passato: la storia è maestra di vita, e per imparare bisogna essere in grado di leggerla.