19 Aprile 2021
Vaccini, l’era dell’immunizzazione tra controindicazioni e benefici

La campagna vaccinale contro il Covid-19 non si arresta, ma mentre vi è la corsa all’ “immunità di gregge”, continuano i dubbi sulla somministrazione di VaxZevria.

La campagna vaccinale è partita ufficialmente il 31 dicembre 2020, dopo l’approvazione da parte dell’EMA (European Medicines Agency) per il piano di prevenzione contro l’infezione da SARS-CoV2. I primi vaccini, vagliati dall’AIFA, arrivati in Italia sono stati Pfizer, Vaxzevria e Moderna.

“Il vaccino non è un farmaco, è un presidio di difesa dell’organismo per sollecitare le difese anticorpali nei confronti del possibile agente virale che si può contrarre” sostiene il Prof. Ignazio Vecchio, neurologo e titolare della cattedra di bioetica e storia della medicina dell’Università di Catania.

Inizialmente le prime dosi sono state distribuite ed inoculate a categorie della società più fragili o più esposte al virus. I primi ad assumere il vaccino sono stati i medici, in trincea per la guerra contro il Covid-19.

Successivamente si è passati alle categorie più fragili, iniettando i vaccini, Pfizer o Moderna, agli ultraottantenni e a coloro i quali erano affetti da patologie pregresse, che spesso causavano l’abbassamento delle difese immunitarie.

A inizio marzo sono iniziate le prime somministrazioni di Vaxzevria (con il precedente nome di AstraZeneca) a insegnati e a soggetti sani, compiuto il diciottesimo anno di età. Non poche sono state le polemiche dovute alle preoccupazioni per gli effetti collaterali causati da tale vaccino.

Nonostante i numerosi casi di trombosi, rinvenuti in particolar modo nell’ultimo periodo, non è ancora stata accertata la piena responsabilità verso il vaccino. Ad allertare ulteriormente la popolazione, hanno contribuito anche i numerosi “cambi di direttive” da parte di AIFA, la quale più volte ha negato il consenso per la somministrazione di Vaxzevria.

Ma nonostante le tante titubanze da parte dei cittadini italiani, i medici, consapevoli delle controindicazioni, sono assolutamente favorevoli alla somministrazione delle dosi.

“In questo momento l’unico dato certo che abbiamo è questo: a non usare AstraZeneca avremo più gente che ci arriva in ospedale, che starà molto male e che magari andrà all’altro mondo. E quei morti lì sono sicuri”, dichiara il dott. Andrea Crisanti a “Il fatto quotidiano”.

Un aspetto fondamentale della campagna vaccinale riguarda l’età per potersi sottoporre alla somministrazione del vaccino; le nuove linee guida del governo identificano cinque categorie prioritarie a cui attenersi per l’inoculazione delle dosi in base alla presenza di pregresse condizioni patologiche ed alla stessa età.

La prima categoria è designata per le persone estremamente vulnerabili, con disabilità gravi o maggiori di ottant’anni. Di seguito seconda e terza categoria sono dedicate a coloro che hanno un’età compresa tra i 79 e i 69 anni. Quarta e quinta categoria riservate a chi possiede meno di 60 anni, senza la connotazione di gravità riportata per le persone particolarmente vulnerabili.

Inoltre, è stato dichiarato che “sarà possibile, qualora le dosi di vaccino disponibili lo permettano, vaccinare all’interno dei posti di lavoro, a prescindere dall’età, fatto salvo che la vaccinazione venga realizzata in sede, da parte di sanitari ivi disponibili, al fine di realizzare un notevole guadagno in termini di tempestività, efficacia e livello di adesione”. (Fonte: quotidianosanità.it)

Martina Sorbello, Ilenia Spada, Roberta Strano, Francesco Tarda , Giorgia Tombino, Martina Trombino, Alessandra Trovato, Giulia Trovato