Via Castromarino, gli italiani non sono tutti uguali

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione a voce alta della professoressa Oriana Pappalardo, portavoce delle 8 famiglie di via Castromarino-via Plebiscito rimaste escluse dal risarcimento.

Perché non avete aiutato i nostri figli?

Scorrevo distrattamente sul mio cellulare le pagine di un noto social, quando mi capita un post, scritto da una certa Manuela sulla pagina Quelli del Ponte Morandi. Con angoscia ancora viva dopo 4 anni, questa giovane donna riviveva in quattro righe l’incubo che noi famiglie sfollate di via Castromarino di Catania conosciamo bene: perdere nel giro di pochi secondi tutto ciò che si possiede, soprattutto ricordi, vita vissuta e vita serena e da quel momento avere la certezza che nulla sarebbe stato mai più come prima.

Nelle celebrazioni di questi giorni, si parla delle 43 vittime, anime innocenti tornate al Padre troppo presto, a causa dell’incuria e della corruzione tutta made in Italy.

 Noi di via Castromarino non siamo morti, è vero, lo siamo ufficiosamente però, perché mentre gli sfollati del Ponte Morandi ebbero subito da tutta Italia, ma in primis dal proprio sindaco e da tutta l’amministrazione comunale di Genova, aiuto e sostegno economico e morale, noi siamo stati gli sfollati scomodi, quelli da ignorare, quelli che è meglio vedere abbattere il palazzo delle poste, invece di presentarsi davanti ai nostri figli e avere il coraggio di aiutarli.

Gli sfollati del ponte genovese sono stati adeguatamente risarciti nel 2020, dopo solo due anni, ovviamente nessuna cifra potrà mai curare lo shock subito, ma almeno è stata data loro la speranza tutta umana di ricominciare.

E invece a noi otto famiglie tutto ciò continua ad essere negato, poiché siamo rimaste escluse dal risarcimento di CMC Ravenna, non sappiamo nemmeno le condizioni delle nostre case, che cosa i ladri ci abbiano ancora lasciato, perché da sette mesi non possiamo nemmeno entrarci per controllare.

Qualcuno si riempie le fauci inneggiando ad una rapida agibilità e una rapida restituzione degli appartamenti, ma come saranno ridotti? Che tipo di lavori hanno svolto e soprattutto, senza nessuno di noi a vigilare, senza aver visto né progetto né lavori, come li avranno svolti? Quante migliaia di euro dovremmo spendere per renderle abitabili?

Il danno e la beffa quindi  e soprattutto se già una voragine si è creata una volta, il terreno è solido o dopo qualche anno verranno giù definitivamente e stavolta ci scapperanno i morti?

In zona Vulcania tutte le case sotto cui passa la metro da qualche anno hanno vistose crepe e cedimenti, immaginate che cosa possa succedere in un territorio già noto ai geologi come fragile e complesso.

Siamo dunque vivi e continueremo a cercare giustizia, lo dobbiamo a Chi ha voluto che restassimo ancora qui su questa Terra e lo faremo grazie al supporto onnipresente del nostro legale l’avvocato Giuseppe Lipera.

 Cmc Ravenna ha proposto al GIP per già due volte di scendere ad un compromesso adeguato con noi, non sta accadendo e il 23 dicembre si avvicina.

Prof. ssa Oriana Pappalardo