Violenza di genere e sofferenze, guai a voltarsi dall’altra parte

Domenica pomeriggio le ragazze e i ragazzi di Potere al Popolo, che alle prossime elezioni politiche si presenteranno in un’alleanza di nome Unione Popolare con Luigi de Magistris, hanno messo in atto un flashmob a piazza Università, dopo quello di domenica 11 settembre, riservato al salario minimo garantito.

Una ragazza trans

Questa volta è stato toccato il tema della violenza di genere e nei confronti della comunità lgbtqia+. Un flashmob toccante, esteticamente e simbolicamente molto forte, che ha attratto l’attenzione di centinaia di persone, alcune commosse, alcune arrabbiate. Una ragazza trans è stata legata, sporcata con della vernice rossa da due soggetti mascherati e vestiti di nero; nel frattempo tre ragazzi hanno raccontato tre storie reali di aggressioni e violenze subite qui a Catania.

Dopo le tre storie la ragazza prende il microfono e recita: “Sono Anna, sono Cloe, sono Thomas. Sono un frocio, un maschio, un trans di merda, non ho diritti sul mio corpo, ci potete fare quello che volete, tanto questa violenza non sarà riconosciuta dallo Stato per quello che è: violenza dettata dall’odio!…”.
E’ questa la critica che fa Unione Popolare: “Ci hanno detto per troppo tempo che la violenza sulle donne e sulla comunità lgbtqia+ è uguale a qualsiasi forma di violenza. E’ falso! Certo, la violenza fa sempre schifo, ma quando è mossa da sentimenti di odio e discriminazione, di non accettazione del diverso, è chiaro che rappresenta un’aggravante, e non possiamo più far finta di nulla in merito”, dice Damiano Cucè, portavoce di Potere al Popolo Catania e candidato all’uninominale Camera con Unione Popolare, che prende il microfono alla fine del flashmob. E continua: “In questo Paese non c’è solo il problema della destra della Meloni, di Salvini e di Berlusconi, che propaga odio e discriminazione, ma anche la destra di chi, mentre distrugge i diritti dei lavoratori precarizzando il lavoro e mentre privatizza i servizi, fa la retorica sulla propria vicinanza ai temi che riguardano i diritti civili senza nemmeno riuscire a far approvare una legge che in un Paese civile sarebbe il minimo, ovvero il ddl Zan: questa destra si chiama Partito Democratico!”.

 

Davanti a centinaia di persone attente e silenziose, il flashmob è stato chiuso con le parole sempre di Cucè: “Ogni volta che qualcuno fa finta di nulla, ogni volta che qualcuno si gira dall’altra parte, ogni volta che qualcuno non si mette in ascolto nei confronti di chi soffre e grida aiuta, un pezzo di umanità muore, un pezzo di umanità perde, un pezzo di mondo va alla deriva. Noi non siamo più disposti a stare fermi. Abbiamo la necessità di cambiare e per farlo bisogna opporsi alla destra e a chi ci dice di votare il meno peggio. Noi votiamo il meglio. Noi votiamo Unione Popolare…”.