Il vero calcio dilettantistico in Sicilia è ormai solo un ricordo. Oggi trionfano gli interessi, i soldi, i soldi (in buona parte in nero), non ci sono più passione, appartenenza e tifosi legati al territorio, all'identità del luogo.
Con la definitiva scomparsa del Paternò Calcio (retrocesso in Eccellenza, ma non iscritto), si è chiuso un ciclo di calcio dilettanti dopo 70 anni di attività. I rossazzurri, un tempo tra le migliori formazioni d’Italia sotto il profilo del gioco, erano il simbolo concreto di un calcio tecnicamente di altissimo livello, mi riferisco a quello costruito dal presidente Marcello Lo Bue, plasmato in campo dal tecnico Pasquale Marino e gestisto egregiamente al diesse Ciccio Sotera (nella foto), ma, sopratutto, ricordo il vecchio stadio “Salinelle” che negli Anni Settanta poteva contare su un pubblico settimanale di 8 mila tifosi!
Erano tempi bellissimi in cui un giornalista inviato a Paternò per una partita era considerato un grande privilegio! Incredibile, ma vero… Mi ricordo del portiere Pappalardo, del libero Campanella, del grande mediano Armando Todaro, dell’attaccante Ursino, e, ancora, di Aglianò, Verderame, Pecoraro e tantissimi altri.
Ma, soprattutto, c’erano presidenti di società che mettevano in parte di tasca propria 30 milioni l’anno per condurre in porto la stagione. Per fortuna c’era il contributo comunale del
Sindaco di turno, che, pur non essendo eletto dal popolo, elargiva somme importanti.
Bene, ma le altre società? Una su tutti l’Adrano. Una società perfetta quando fu retta da un imprenditore della FIAT di Catania (non ricordo il nome…), che ottenne, mi pare, che si costruisse un po’ fuori la cittadina un nuovo stadio chiamato “Luna”, un impianto perfetto, mentre io ero abituato ad andare al “Duca di Misterbianco” in pieno centro cittadino per il derby Adrano-Adernò a braccetto con il corrispondente del quotidiano “La Sicilia”
Salvatore Marcellino!
E come non ricordare la battaglia dei giganti Adrano-Megara Augusta? Botte da orbi,
un massacro, con il portiere D’Antona che segnò su calcio di rigore! Che calcio, ragazzi!
E a Belpasso come non ricordare in Serie D la squadra locale allenata da Pino Rigoli e gestita dal presidente Nino Pulvirenti, con l’assessore allo Sport Amico? Cifre da capogiro: 100 milioni per una gestione di grande risonanza! Vento, tempesta, pioggia: andare a Belpasso era una “mission impossibile”, però tutti i giornalisti erano felici di andare a vedere partite favolose, a dir poco. E poi partite pubblicate su sei, sette colonne con almeno tre foto dell'indimenticato Gianni D’Agata.
E poi il Mascalucia di Giuseppe D’Urso Somma, il più grande presidente di calcio di tutti i tempi, perché fu il primo a contattare Angelo Massimino per avere il Catania Calcio. Massimino non credeva alle potenzialità di D’Urso Somma, non credeva che avesse il mezzo miliardo richiesto, ma, in verità, io c’ero e lo ribadisco: Massimino non voleva mollare il Catania neanche per un miliardo! Il Mascalucia in serie D (ricordiamo anche il grande entusiasmo del presidente Salvatore Tabita che trasferì a Catania il Mascalucia facendolo diventare Atletico Catania). Nel Mascalucia c'erano giocatori forti: Angelo Busetta era il grande mister e Turi Di Stefano il secondo. Ma in campo c’erano Di Pasquale, Pippetto Fichera, Stefano Musumeci e altri giocatori di altissimo livello!
Ultimo ricordo, ma non ultimo, il Misterbianco di Giustolisi e Pantellaro. I biancazzurri di quegli anni erano favolosi. C’era un giro di milioni di lire, quasi 200, ogni anno! Credo che fosse la Democrazia Cristiana a reggere tutto l l’apparato finanziario ed il campo “Toruccio La Piana” era il fortino “Alamo” difficilmente espugnabile.
Solo il Terranova Gela vinse a mani basse, perché l’allenatore Melo Russo aveva uno squadrone con Saro De Cento e Gigi Chiavaro in difesa; Docente a centrocampo e Di Dio in attacco.
Misterbianco faceva sognare: ogni domenica una battaglia, tanto che al botteghino tutti dovevano pagare! Una volta mi dissero che anche io dovevo pagare anche se inviato de “La Sicilia”: mi arrabbiai molto, me ne stavo andando, poi il prof. Nino Aglieri mi prese sottobraccio e mi condusse nello spogliatoio dell’arbitro per prendere le formazioni…
Cose pazzesche che capitavano ai giornalisti dell’epoca. Oggi si può solo sorridere.
Vero, colleghi?










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